Elogio della pipa piccola

– o del perchè una pipa piccola può essere una gran pipa –

Modello di pipa piccola

Modello di pipa piccola


Negli ultimi decenni i fumatori hanno assistito ad un fenomeno (moda?) che pareva inarrestabile: l’escalation delle dimensioni e del peso di molti modelli di pipe, in particolare di quelle fatte a mano – o artigianali.

Ci pare, questo, un fatto che contrasta con le esigenze di spazio e di tempo che la vita frenetica di oggi concede: non ci si può portare appresso 60-80 grammi e più di legno, ingombrante anche nelle forme, a meno di provvedersi di un borsello adatto. A che scopo poi disporre di un fornello capace di ingoiarsi 3, 4 o 5 grammi di tabacco, che teoricamente permette exploit di ore e ore che stancherebbe un campione?

Si tratta di una moda che – come tante – abbiamo preso dagli Americani.

Là, dove tutto si esprime su di una scala maggiore, dalle auto ai grattacieli, dalle distanze fino alla taglia delle persone e al loro portafogli, anche la pipa si adegua.

Ma se guardiamo al cuore della Vecchia Europa (Olanda, Danimarca, Irlanda, Scandinavia, Francia, Germania, Austria, ma soprattutto nella patria eletta del fumatore di pipa tradizionale e informato, l’Inghilterra), la pipa di dimensioni contenute ha sempre avuto grandissimo favore ed è considerata elegante, raffinata, di classe. Se poi porta un marchio “blasonato” è ritenuta un bijoux, una miniatura, un gioiellino. Ovviamente importanti devono essere: il modello, la scelta, il finissaggio, il bocchino, la veretta in metallo pregiato o lavorato.

Altra considerazione che orienta la scelta verso pipe di dimensioni contenute è il prezzo dei tabacchi, al quale concorrono due fattori: la qualità e la tassazione. Se poi prendiamo in considerazione certe miscele oggi disponibili, che sono ritenute “complete” perché studiate in modo da equilibrare tutte le caratteristiche specifiche dei vari componenti, ecco che si deve convenire che con pochissimi grammi si ha grande soddisfazione.

In Italia com’è la situazione? C’è un’evoluzione del gusto dei fumatori di pipa? Si può dire che “piccolo è bello”? O “poco ma buono”?

Pare proprio di sì. E non c’è bisogno di analisi di esperti o indagini di mercato: basta guardarsi intorno. Nei negozi, per le strade, in bocca alla gente (per non affaticare poi denti e mascelle) la pipa “di misura” dilaga. Almeno nella vita attiva, diurna, fatta di continui spostamenti, di momenti stressanti, impegni prolungati, responsabilità, concentrazione, intervallati da pause brevi o alternati a divertimenti frenetici, le “pipate” sono sempre più limitate – negli spazi concessi e nei tempi permessi – naturalmente in contenitori che si sono adeguati per peso e ingombro.

Chiaro che sopravvivrà sempre la pipa importante, il pezzo di bravura, l’esemplare unico dalla qualità appariscente: continuiamo a sceglierlo ed a metterlo nella nostra collezione, serbandolo per l’occasione speciale, da fumare quando il tempo a disposizione è adeguato, da portare al Club o in vacanza, da usare per la ricorrenza importante.

A chi ci chiede quale criterio seguire nella scelta di pezzi leggeri o piccoli, diciamo che i criteri sono principalmente due:

a) le pipe corte o comunque “compact”: brucianaso, curvette, piccole ungheresi, tipo lollo, sportine, tipo orologio o comunque pieghevoli – fra queste tra l’altro si trovano modelli dal fornello normale;

b) tutte le pipe snelle, dal fornello ridotto in altezza o in spessore, con canna fine, esile, che è sempre elegante: tutte le varianti minori delle Dublin, della cornetta, delle billiard, pot, faccettate, opaline, boccette, Price of Wales, genovesine in tutte le varianti. Featherweight – cioè “peso piuma” – sono considerate tutte le pipe al di sotto dei 30/40 grammi, ma se ne trovano di 20 grammi e meno, ottime.

Antonio Paolo Paronelli