La schiuma di mare e la sua lavorazione

La schiuma di mare, luletasi ad Eskisehir ( in Turchia ), il luogo dove essa viene estratta “ seppiolina “ in termine mineralogico, un silicato di magnesio ( 63,3 % di silice e 24,7 % di magnesio) che si estrae per lo più a mucchi.

La pipa in schiuma dello Scia di Persia

La pipa in schiuma realizzata appositamente per lo Scia di Persia

A questo minerale viene attribuita una particolare importanza per le sue caratteristiche d’assorbimento: ha la facoltà di assorbire i succhi “ umori “ del tabacco.

Per essere estratta si effettuano buche che si trovano a circa 30/50 km. Dalla città di Eskisehir. Viene rinvenuta a una profondità di circa 20/60 metri.

La produzione di pipe in schiuma è da 200 anni una specialità di Vienna che ne conserva gelosamente il segreto della preparazione.

Occorre, infatti, indubbio talento e mano abile per ricavare pipe dalle forme superbe e bizzarre dai ciottoli di schiuma. Anche i procedimenti finali richiedono pari attenzioni. La produzione di buone pipe in schiuma è artigianato puro. La pipa viene intagliata, asciugata, lucidata, lisciata in spermaceti e infine posta in una caldaia di cera.

Come per le pipe in radica anche per le pipe di schiuma di mare esiste un’enorme differenza qualitativa. Questo implica una già importante scelta del materiale grezzo da utilizzare; una volta scelto, inizierà un lavoro delicato che consiste nel togliere, dal ciottolo di schiuma, l’acqua neolitica, per evitare che dopo alcuni mesi la pipa divenga amara e il fumatore ne resti deluso.

Tra la prima produzione di un pezzo di schiuma grezzo e la sapiente lavorazione a mano per produrre eccellenti pipe in schiuma esiste un abisso di differenza.

Alberto Paronelli lavora una pipa in schiuma

Alberto Paronelli lavora una pipa in schiuma

In che modo si è venuto a conoscenza della schiuma in Europa, ci è dato sapere con documentazioni non del tutto certe; sarebbe merito delle frequenti invasioni turche in Europa.

Sono state così teorizzate due ipotesi:

L’ Europa dovrebbe aver conosciuto la schiuma dopo il secondo assedio di Vienna da parte dei turchi, al momento della precipitosa fuga dalla capitale austriaca.

Secondo un’altra versione sembra che l’Ambasciatrice austriaca in Turchia, nell’anno 1860, avesse ricevuto due pezzi si schiuma di mare, come regalo del Sultano, li avesse affidati ad un suo ciabattino di Budapest, conosciuto per il suo talento di scrittore e questi, scoprendo per caso la reazione che la cera recava alla schiuma, avesse poi scolpito per i suoi protettori due pipe.

Alberto Paronelli lavora una pipa in schiuma

Lavorazione di una pipa in schiuma