Verette, ranelle, coperchi e anelli parafuoco

verette ranelle
Sono quegli accessori che specializzano una pipa, che la valorizzano, ne rendono riconoscibile l’origine e lo stile (pensiamo alla caratteristica “vera a oliva” delle Peterson o a quella delle Terminus); ma hanno anche la funzione di irrobustirne l’innesto evitando fessurazioni.

Attorno a questi accessori c’è tutto un mondo d’inventiva, di fantasia, di abilità. Già dall’inizio le verette erano in leghe di ottone, rame, ottone argentato, argento, nichel, oro, sia cesellato che traforato a imitazione del pizzo (dentelle). Gli anellini erano in corno o avorio. Le ranelle in avorio. A Saint- Claude in Francia i produttori di pipe erano piuttosto riservati sui fornitori. Da tener presente che nessuna fabbrica di pipe produceva in proprio questi accessori (i macchinari erano totalmente diversi: qui si lavorava il metallo anziché il legno) e – che io sappia – nemmeno adesso.

Per una caso fortuito, mio padre scoprì anni fa (leggendo le etichette su delle cassettine) che i francesi compravano i migliori accessori in Italia (le più semplici ma le più robuste) e in Germania (ad esempio quelle in argento traforato). Questi manufatti erano commissionati a ditte specializzate in minuterie metalliche o addirittura a laboratori di oreficeria.

Il consumatore finale riesce ad interpretare poco delle lettere iniziali, sigle, simboli, disegni che si trovano punzonati sulle verette.

Quando mio padre J. M. Paronelli ritirò l’archivio, i campionari e il magazzino della F.lli Rossi che nel 1984 cessò l’attività, trovò una scorta immensa di accessoristica: bocchini in corno, verette di ogni tipo e materiale, coperchietti, filtri, spine, raccordi, sistemi in alluminio. Molte di queste verette non recano alcun marchio; altre, in particolar modo le più antiche della seconda metà dell’800 o primo ’900, sono marchiate con sigle oggi inspiegabili – anche perché a questi fornitori esterni era fatto divieto di farsi identificare: la fabbrica di pipe li voleva avere in esclusiva e cercava di proteggersi anche così dalla concorrenza.

Sono rari i casi in cui il nome del produttore di pipe appare anche sulla veretta (Morell McKenzie a Saint-Claude, Peterson’s in Irlanda, Brebbia più recentemente in Italia). Vi sono casi in cui le iniziali riportate non si riferiscono nemmeno al nome del produttore, ma sono di fantasia o riferiti ad un vecchio marchio di fabbrica. In altri casi era concesso al produttore delle verette di apporre dei logo, dei simboli (stella, leoncino, sole, ancoretta, balestra ecc.) per riconoscere il proprio prodotto, a garanzia della qualità.

Per correttezza, dunque, quando si dice “pipa” si dovrebbe specificare “testa di pipa”, poiché tutto il resto è di produzione esterna: è un po’ come per l’auto, dove il cosiddetto produttore oggi è in sostanza un assemblatore.

D’altronde, il produttore di pipe gioca la sua reputazione anche sugli accessori, è cioè garante anche della funzionalità di questi, che indiscutibilmente completano e qualificano quel meraviglioso oggetto del desiderio che è la PIPA.

Antonio Paolo Paronelli